Museums and the local area

In the interconnected sites inland from Bibione, there are numerous activities for tourists to enjoy as part of an all-embracing holiday experience in which the beach and the sea are just the first of a long series of attractions.

The coastal and inland areas complement each other and offer visitors an endless array of original opportunities. What will you find in the surrounding area? Historic towns and villages, museums, archaeological sites, natural environments, and a host of farms where you can sample traditional local products.

Exploring the area at a leisurely pace really brings out the best of its many delights and helps you to see that the town and its surroundings are not separate entities but intertwined parts of a coalesced whole.

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La Chiesa San Giovanni Battista è stata edificata nel 1458. Il terreno per la costruzione viene regalato da Giovanni Battista Banchiani di San Vito; Daniele di Toffolo dona invece alcune terre affinché costituiscano il Beneficio per il mantenimento del sacerdote risiedente.

All’interno della chiesa si sono “L’Adorazione dei Magi”, “Il Martirio di S. Sebastiano e S. Antonio Abate”, entrambi di Gian Francesco del Zotto detto da Tolmezzo; la “Madonna del Latte” dell’allievo del Pordenone, Calderari; “Storie del Battista” di Cristoforo Diana.

Di particolare pregio, sull’altare maggiore risalta la “Vergine con Bambino e santi Giovanni Battista e Marco”, opera di Alessandro Varotari detto il Padovanino.


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La Chiesa di San Marco Evangelista è ubicata a Corbolone, frazione di San Stino di Livenza. Essa è uno scrigno ricco di preziosissime opere artistiche. La prima pietra è datata 29 maggio 1514 e prevede l’inglobamento dell’antica cappella dell’Annunciata, edificata dalla omonima confraternita già nel 1459.
La pianta della chiesa è a forma rettangolare absidata e sul lato sinistro si apre la cappella dell’Annunciata. La facciata è abbellita da un rosone e ai lati da due archetti ciechi le cui cornici si prolungano fino alla pavimentazione. Entrati in chiesa, si incontra un altare sopra il quale, tra due colonne nere, è posta la “Pietà”, realizzato nel 1585 dal veronese Benedetto Stefani.
Sull’altare maggiore è collocato il famoso dipinto “Pala del Tiziano”, raffigurante S. Marco in cattedra tra i SS. Sebastiano e Rocco. La cappella dell’Annunciata è affrescata da G. Antonio de Sacchis, detto il Pordenone.


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Gli allestimenti si trovano all’interno della Villa Comunale, il bell’edificio del XVI secolo opera del Bergamasco. Inaugurato nel 1976, inizialmente il museo “Michele Gortani” si compone di dieci vetrine. Oggi le vetrine sono venticinque ed ospitano circa 1500 reperti. Si va dal Paleolitico inferiore fino alla comparsa dell’uomo.

I reperti provengono per la gran parte dal Veneto e dalle terre friulane e carniche.



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L’attuale cattedrale è a tutti gli effetti l’ultima di una serie di cattedrali che sono state edificate nel tempo a Concordia Sagittaria.
La prima risale alla fine del IV secolo ed è distrutta dall’invasione unna del 452. La successiva cattedrale è sommersa da una piena del fiume Lemene a metà del VI secolo. Altre cattedrali sorgono nell’XI e XIV secolo.
L’attuale costruzione risale al 1466, voluta dal vescovo Antonio Feletto. La chiesa è ultimata nel XIX secolo, con la costruzione del coro. All’inizio del Novecento, durante l'episcopato di monsignor Francesco Isola, è costruita l’attuale facciata ed aggiunta la cappella dei Martiri, con la cripta dove si conservano le loro reliquie.
L'esterno della chiesa presenta un paramento murario con mattoni a vista. Al centro della facciata, a salienti, si apre il portale, sormontato dal rosone circolare; in corrispondenza di ciascuna delle due navate laterali vi è una monofora a tutto sesto. Sul fianco della chiesa, sulla destra, vi sono il campanile del XII secolo, alto 28 metri, con due ordini di bifore su ciascuna facciata, e il battistero, a pianta a croce greca con cupoletta.



L'esterno dell'abside, in stile gotico, è decorato da quattro alte bifore. L'interno della cattedrale è a pianta a croce latina con tre navate separate da due file di archi a tutto sesto poggianti su pilastri quadrangolari con semicolonne. Nella cappella dei Martiri, ampliata all'inizio del XX secolo dal futuro cardinale Celso Benigno Luigi Costantini, vi è una pala di Alessandro Varotari detto il Padovanino.









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È allestito presso la Torre di Sant’Agnese, una tra le strutture più antiche della Portogruaro medievale, nel Centro Storico di Portogruaro. Inaugurato nel 1999, il Museo della Città consente di ricostruire la storia cittadina a partire dal XII secolo fino al Novecento, mettendo in luce e approfondendo attraverso i reperti ivi catalogati i vari aspetti della vita quotidiana pubblica, privata, civile e religiosa della città.
Il patrimonio storico e artistico conservato al suo interno proviene dal Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro.
L’allestimento museale, articolato secondo un percorso cronologico, consente di ricostruire la storia cittadina a partire dal XII secolo fino al Novecento mettendo in luce e approfondendo attraverso i preziosi reperti i vari aspetti della vita quotidiana pubblica, privata, civile e religiosa della città. Spade, pugnali, utensili in bronzo e ferro e sigilli vescovili costituiscono il nucleo di oggetti più antichi e testimoniano scontri sanguinosi tra fazioni, mestieri quotidiani e la presenza dell’autorità del vescovo di Concordia, figura significativa nei primi secoli della storia della città.
I sigilli e le commissioni ducali ricordano la vocazione mercantile di una città sviluppatasi dalla metà del X secolo sulle sponde del fiume Lemene e l’importanza strategica di Portogruaro per la Serenissima. Numerosi stemmi lapidei di nobili famiglie portogruaresi, spesso di provenienza veneziana, richiamano alla mente le maestose dimore gotiche e rinascimentali che ancor oggi si specchiano sulle acque del fiume. Statue, patere, iscrizioni lapidee attestano l’esistenza di edifici perduti nel corso dei secoli quali la chiesa di S. Lazzaro, il convento di San Francesco e il cimitero ebraico. Le ceramiche, tra le quali si distinguono brocche e vasi prodotti dalle celebri manifatture Cozzi di Venezia e Antonio Bon di Bassano, e raffinati vetri rievocano lo splendore e le mode del Settecento.
Numerose opere a stampa del XIX e XX secolo citano importanti figure del mondo letterario, culturale e politico portogruarese; una stampa con il ritratto di Quintino Sella, che lo ricorda come membro dell’Accademia dei Lincei nel 1877, ci riporta agli anni dell’annessione del nostro territorio al Regno d’Italia, dopo le lotte risorgimentali: Quintino Sella, ministro delle finanze, fu infatti il primo ad assumere come Regio Commissario l’incarico di amministrare la città di Portogruaro ed il relativo Distretto dopo l’Unità.
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Rimesso in piedi nel 2014 dopo anni di relativo abbandono, l’Arco del Fondaco “de’ Todeschi” rappresenta l’antica vocazione commerciale di Portogruaro e, più in generale, il ruolo fondamentale che la città aveva ai tempi della Serenissima.
L’edificio in origine è composto da tre navate suddivise da due cortili ed era ubicato in zona S. Giovanni. L’Arco del Fondaco è costruito in grossi blocchi di pietra d’Istria ed è sormontato da una trabeazione al cui centro campeggia un leone marciano. Nel 2014 è stato riportato agli antichi fasti e piazzato in Piazza Marinetti, in una delle entrate storiche della città.

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Lungo la sponda destra del fiume Tagliamento, di fronte specularmente al centro storico di Latisana, esiste, immersa nella maestosa vegetazione di un parco secolare, Villa Mocenigo – ora Biaggini-Ivancich, anzi, ciò che rimane dell’intero complesso dopo i bombardamenti e le devastazioni dell’ultimo conflitto mondiale, aggravati poi dal terremoto del 1976.
Il complesso è sorto in prossimità di un porto fluviale sul Tagliamento, verso la fine del XVI secolo, per volere dei Mocenigo, famiglia nobile veneziana.

Alla villa padronale, inizialmente costruita per ospitare i Mocenigo, furono aggiunte successivamente altre costruzioni erette nel parco, per ospitare gli attrezzi e il raccolto dei campi, oltre ai bachi da seta, nonché il personale addetto ai diversi servizi, alla manutenzione e all’amministrazione dei terreni agricoli della famiglia.

Nella seconda metà del secolo scorso, con la famiglia Ivancich, la villa diventa un polo culturale molto importante, ospitando scrittori di rilievo internazionale, quali Ezra Pound ed Ernest Hemingway, che scrisse del fiume Tagliamento e fu ispirato dalle sue frequentazioni con Adriana Ivancich.

Durante la Prima Guerra Mondiale l’edificio fu trasformato in ospedale da campo, durante il secondo conflitto invece la villa subì gravissimi danni a causa dei numerosi bombardamenti susseguitisi tra il 1944 al 1945, che rasero al suolo l’intero centro abitato.

La dimora signorile veniva chiamata Il Palazzo Rosso per il suo colore, poi cambiato in seguito all’applicazione del marmorino bianco. La villa si sviluppava in tre piani con forma quadrangolare, secondo lo schema di molti palazzi veneziani.
Una cancellata immette dal parco in un lungo e suggestivo viale. Il parco secolare è molto grande ed ospita numerose varietà di piante, le statue in pietra d’Istria rimaste sono otto, rappresentano le quattro stagioni e le virtù.

E' possibile visitare i resti della villa e il suo parco, nell'ambito della visita guidata gratuita nell'itinerario storico-culturale "Le Guerre del '900" -> GIOVEDÌ da Giugno a Settembre alle ore 17.00. DOMENICA da Ottobre a Maggio alle ore 10.30.
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: entro le ore 13.00 del mercoledì precedente, presso:
- UFFICIO I.A.T. (Bibione Via Maja 84 – 0431 444846 – iat@comunesanmichele.it)
- UFFICIO TURISMO DEL COMUNE (S. Michele al T. Piazza della Libertà 2 – 0431 516130/133 – turismo@comunesanmichele.it)
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Bellissimo esempio di villa veneta settecentesca, Villa Freschi si trova nell’antico borgo di Ramuscello Vecchio. La villa è anticipata da un viale di pioppi e da un ampio cortile con l’abitazione padronale sul fondo; ai lati ci sono le due barchesse. Qui vi è l’antica chiesa di S.Anastasia.
Sul retro della villa si estende il parco con lago.


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La Basilica Apostolorum Maior, sotto l’attuale cattedrale, fa parte della complessa area archeologica di piazza Costantini. Essa viene eretta sopra i resti di magazzini con annessi abitativi del I secolo D.C. per accogliere e custodire reliquie di alcuni Santi cristiani.

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Esso è il primo santuario eretto in Italia in onore della Vergine Santissima, denominato “Madonna di Fatima”.
Nel 1947 iniziano i lavori sul terreno donato dal Conte Gaetano Marzotto, alla periferia della città di Portogruaro, lungo la strada statale Treviso-Portogruaro.
Il 13 settembre 1949 vengono tracciate le fondamenta della chiesa e del convento, due giorni dopo partono gli scavi.
La consacrazione del santuario viene compiuta dal Vescovo Vittorio De Zanche il 13 maggio 1954. Dal 1999, nel convento attiguo al santuario ha sede il Centro di Evangelizzazione dei Cappuccini del Veneto e Friuli Venezia Giulia.


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I Palazzi Signorili di Portogruaro incorniciano il Centro Storico, abbellendolo architettonicamente. Tra i principali ricordiamo qui Palazzo de Götzen, del XV secolo; Casa Longo, con importanti composizioni decorative; Palazzetto Fratto, in cui soggiorna anche Ippolito Nievo;
Palazzo Moro, caratterizzato da due eleganti trifore; Palazzo Muschietti, abbellito ancora oggi da un fregio esterno con frutta a livello del sottotetto.

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Questo interessante museo si trova in località Belfiore, frazione del Comune di Pramaggiore. Lo stesso è ubicato nei pressi di Villa Dalla Pasqua, un complesso tra i più antichi, caratterizzato da una particolare configurazione planimetrica a corte chiusa di tipo difensivo.
All’interno del museo si possono osservare la sala macine, gli strumenti di lavoro e oggetti utili a diverse attività. Con il medesimo si è voluto ricostruire la storia agricola-economica del nostro territorio.

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Pregevole edificio del sec. XV su preesistente del sec. XIV, affrescato nel '600 da Giulio Quaglio (restano trac­ce). Dal 1877 sede di Uffici pubblici e dal 2015 del Cen­tro Culturale cittadino-Bi­blioteca Civica Nicolò Bettoni. Sulla facciata due la­pidi ricordano Luigi Russolo (1885-1947), e Girolamo Ve­nanzio (1791-1872). Al piano terra è ospitata Casa Russolo, esposizione perma­nente di opere del pittore fu­turista Luigi Russolo ivi nato.

Luigi Russolo nacque in questo palazzo nel 1885, in una stanza al piano terra abitata dalla famiglia su concessione del Comune, essendo il padre Domenico organista del Duomo. Vi sono esposte le opere dell’artista di proprietà comunale: olii, matrici, incisorie, incisioni e altre opere in comodato d'uso da privati. Attraverso una videoproiezione e due monitor in 4 lingue si può inoltre scorrere la vicenda artistica del Futurismo e di Luigi Russolo che ne fu esponente di spicco come pittore, incisore, ma soprattutto come musicista. Infatti con le sue teorie sull’arte dei rumori e con l’invenzione degli Intonarumori ha rivoluzionato la musica del Novecento e anticipato la musica elettronica. Nella sua opera Al di là della materia ha inoltre lasciato traccia del suo pensiero spirituale ed estetico-filosofico a cui si dedicò soprattutto negli ultimi anni della sua vita che si spense nel 1947 a Cerro di Laveno.
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Qui a Bibione sappiamo di cosa ha bisogno il tuo corpo e il tuo spirito, per questo ci prendiamo cura di entrambi! Ci tieni al tuo appuntamento domenicale anche in vacanza?
Questa pagina è pensata per te che cerchi informazioni sulle celebrazioni religiose, sia in italiano che in tedesco, polacco slovacco.
La parrocchia:
Chiesa Parrocchiale:
- Parrocchia: S. Maria Assunta (Via Antares, 18)
Parroco: Facca don Enrico
Telefono: +39 0431 43178
Fax: +39 0431 43178
Sito: www.parrocchia-bibione.org 
Le cappelle estive:
- Chiesa di Santo Stefano (Via delle Colonie 3/A)
- Cappella Maria Regina della Pace (Centro Pastorale "Pasotto") (Via Capricorno ovest 18/A, Lido dei Pini)
- Cappella San Pietro (Via Puccini, 30020, Lido del Sole)
- Cappella di Sant'Antonio Via degli Asfodeli, Bibione Pineda
Per conoscere gli orari delle sante messe collegarsi al sito www.parrocchia-bibione.org

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L’origine della Chiesa parrocchiale di San Vitale è quattrocentesca ma viene ricostruita nel XVII secolo e ristrutturata nel 1946. Nel restauro del 1763 è aggiunta una cuspide ottagonale, sormontata da pinnacolo.
All’interno è conservato un monumentale altar maggiore, a struttura architravata con soffitto a cassettoni, timpano e nicchie laterali, opera del lapicida Rinaldo da Portogruaro.
Nel paliotto sono rappresentati a bassorilievo Cristo e due angeli in movimento simmetrico. Nell’altare in origine vi è la pala di San Vitale, con ogni probabilità copia sostituita all’originale.
La Torre Campanaria è del ‘500, sorta molto probabilmente su una precedente torre castrense.
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Nasce per iniziativa di un gruppo di appassionati fossaltesi. Il Comune ne dà pieno appoggio e così, nel 1990, nasce il Museo Etnografico fossaltese.
Ricostruzione storica
Qui vengono riproposti i mestieri, gli usi e i costumi delle genti del posto della prima metà del Novecento, comprese le attività lavorative artigianali prevalenti nella zona, quali lo scalpellino, il fabbro, il calzolaio, il sarto, ecc. Vi sono inoltre degli spazi esterni così ripartiti: il portico, l’aia, il sottoportico, la cantina.
Di grande valore sono le ricostruzioni di alcuni ambienti contadini dell’epoca, oltre ad alcune particolarità come l’illuminazione, ricreata utilizzando i materiali originali: vecchi piatti, lampade a braccio, fili elettrici a treccia, isolatori di porcellana, ecc.









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L’ultima scoperta, in ordine di tempo, risale al 2013. Si tratta del ritrovamento fuori da quelle che un tempo erano le mura dell’antica città di due sarcofagi romani.
Il monumento, oggi momentaneamente ospitato sotto la Loggia Comunale, risale alla fine del II secolo D.C. Questo si compone di un podio di blocchi in calcare di Aurisina, originariamente composto da tre livelli. L’insieme raggiunge un’altezza di 1,3 metri e un perimetro alla base di 6,5 per 1,7 metri.
Sulla sommità del podio, come in origine, sono stati posti i frammenti dei due sarcofagi principali in marmo preconnesio decorato, alti circa 1,7 metri e lunghi oltre 2, demoliti in epoca antica.


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Il Duomo di Sant’Andrea nasce, di fatto, dalle ceneri di tre precedenti chiese: S.Francesco, S.Lazzaro e S.Giacomo. I lavori incominciano il 4 agosto 1793 e terminano solamente nel 1833. L’inaugurazione viene fatta nello stesso anno dal vescovo Carlo Fontanini, che consacra il maestoso tempio di stile neoclassico.
Il Duomo, a tre navate, misura 55,07 metri di lunghezza, 20,38 metri di larghezza al transetto, 23,40 metri di altezza fino alla cupola centrale, 19 metri fino al soffitto. Nel 1925 viene decorato dal pordenonese Tiburzio Donadon. Vi si trovano anche diverse altre pregevoli opere d’arte, quali la “Sacra Conversazione” e le “Storie di S.Andrea” di Pomponio Amalteo; la “Pala di S.Rocco”; la “Pala della Risurrezione” di Jacopo Negretti.
La “Pala di S.Tomaso” di Cima da Conegliano, originariamente inserita all’interno del Duomo, in un momento di ristrettezze viene venduta per 1800 sterline al British Museum. Il campanile, attualmente di 59 metri d’altezza, in origine conta 47 metri. Il rifacimento risale al 1879, anno in cui viene rifatta anche la cuspide.
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I Molini
I caratteristici Molini di Sant’Andrea (denominati in questo modo poiché situati nell’omonima contrada) sono un patrimonio antico di Portogruaro, che ne risalta lo scorcio del Centro Storico. Già nel 1186 si legge in una bolla papale: “Portum de Gruario cum molendinis”, citando per l’appunto gli antichi Molini.
Inizialmente utilizzato per la macinatura, oggi i Molini sono stati convertiti a Galleria d’Arte. Negli spazi interni, infatti, vengono organizzati vernissage e serate culturali di pregio.

Pescheria
Il piccolo oratorio in legno, dedicato alla Madonna, risale alla prima metà del '600, quando cominciò a diffondersi la devozione per l'immagine della Madonna del Carmine che si trova all'interno. Il 15 agosto vi si celebra la messa al mattino e alla sera si tiene una festa molto sentita dai portogruaresi, con l'arrivo di barche dalla vicina Concordia.

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Inaugurato nel 1984, il museo raccoglie gran parte delle memorie di Ippolito Nievo, scrittore tra i più apprezzati, autore del romanzo “Le confessioni di un italiano”. Qui si trova un centinaio di pezzi, tra cui un baule e dei vestiti appartenuti allo scrittore.
La raccolta inizialmente è stata resa possibile grazie ai materiali arrivati dal castello di Colloredo di Montalbano, dov’era originariamente sistemata. Lo stesso castello è stato costretto a cedere gli stessi a causa dei gravi danneggiamenti provocati dal sisma che ha colpito il Friuli nel 1976.
Nelle teche espositive del museo “Ippolito Nievo” di Fossalta di Portogruaro – sito nel Centro Culturale cittadino – vi sono tutte le edizioni del suddetto capolavoro e una copia originale del giornale “Il Caffè” con l’autografo del Nievo.


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