Museen und Hinterland

Das Hinterland von Bibione bietet eine enorme Vielfalt von Natur und Kultur, die sich zu einem harmonischen Ganzen verbinden und einen Urlaub bieten, der keine Wünsche offen lässt.

Dreh- und Angelpunkt sind aber meist der Strand und das Meer. Die Synergie zwischen Küste und Hinterland bietet den Besuchern neue Erlebnisse und Möglichkeiten. Was finden Sie hier in dieser Gegend? Kleine historische Ortschaften, Museen, Ausgrabungsstätten, Natur, einen Verbund aus landwirtschaftlichen Betrieben, bei denen Sie die typischen Erzeugnisse dieser Gebiete probieren können.

Was diese Gegend aber noch mehr aufwertet, ist die Entscheidung für eine sanfte Nutzung. Dadurch werden die Stadt und ihre Umgebung nicht als getrennt, sondern vielmehr als ein Ganzes empfunden.

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Griglia
È una galleria continua, open space. Situata nei pressi dei Molini, è uno spazio fisico molto piccolo e intimo. Qui si innescano progetti e influenze continue, con installazioni e dipinti di natura varia. Gestita dall’Associazione Culturale Porto dei Benandanti.


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Le case padronali annonesi, tra queste la famosa Casa rurale Gianotto, sono decorate con affreschi posti negli spazi interni dei portici. La casa rurale Gianotto presenta affreschi del XVI secolo. Di rilievo anche Villa Polvaro, del XVII secolo, sita in località Spadacenta.

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Viene fondata nel 730-735. Nell’899 gli ungari la saccheggiano ma l’Abbazia Santa Maria risorge e nel X secolo viene fortificata. Nel 967 l’imperatore Ottone I dona l’abbazia a Rodoaldo, Patriarca di Aquileia.
Dal 1441 al 1786 l’abbazia diventa commenda e nel 1818 la giurisdizione religiosa torna alla diocesi di Concordia e, infine, l’abbazia viene ristabilita nel 1921.
Una prima cinta muraria è realizzata a partire dal X secolo, dopo le devastazioni operate dagli ungari. La facciata è dominata da un affresco rappresentante un leone di San Marco, risalente alla fine del Quattrocento; sotto a questo vi è un bassorilievo con lo stemma del cardinale Grimani e a sinistra si trova l’affresco dov’è ripetuto lo stemma Grimani e a destra vi è l’affresco di uno stemma con croce, di cui si ignora il proprietario.
Oltre la torre d’ingresso si accede all’ampio cortile, recentemente pavimentato, sul quale si affacciano tutti gli edifici principali del complesso abbaziale. Qui è posto il campanile, costruito in mattoni. 


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Bellissimo esempio di villa veneta settecentesca, Villa Freschi si trova nell’antico borgo di Ramuscello Vecchio. La villa è anticipata da un viale di pioppi e da un ampio cortile con l’abitazione padronale sul fondo; ai lati ci sono le due barchesse. Qui vi è l’antica chiesa di S.Anastasia.
Sul retro della villa si estende il parco con lago.


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L’ultima scoperta, in ordine di tempo, risale al 2013. Si tratta del ritrovamento fuori da quelle che un tempo erano le mura dell’antica città di due sarcofagi romani.
Il monumento, oggi momentaneamente ospitato sotto la Loggia Comunale, risale alla fine del II secolo D.C. Questo si compone di un podio di blocchi in calcare di Aurisina, originariamente composto da tre livelli. L’insieme raggiunge un’altezza di 1,3 metri e un perimetro alla base di 6,5 per 1,7 metri.
Sulla sommità del podio, come in origine, sono stati posti i frammenti dei due sarcofagi principali in marmo preconnesio decorato, alti circa 1,7 metri e lunghi oltre 2, demoliti in epoca antica.


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Qui si espongono materiali e si ricostruiscono ambienti rurali del Novecento. Si dà testimonianza della vita contadina concordiese, da sempre una comunità vicina alle coltivazioni e alla pesca, dato lo stretto rapporto con il fiume che percorre la città, il Lemene.
Vi sono dunque attrezzi, fotografie e modellini della vita “agra” del tempo, testimonianza viva di ciò che eravamo.


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Lungo la sponda destra del fiume Tagliamento, di fronte specularmente al centro storico di Latisana, esiste, immersa nella maestosa vegetazione di un parco secolare, Villa Mocenigo – ora Biaggini-Ivancich, anzi, ciò che rimane dell’intero complesso dopo i bombardamenti e le devastazioni dell’ultimo conflitto mondiale, aggravati poi dal terremoto del 1976.
Il complesso è sorto in prossimità di un porto fluviale sul Tagliamento, verso la fine del XVI secolo, per volere dei Mocenigo, famiglia nobile veneziana.

Alla villa padronale, inizialmente costruita per ospitare i Mocenigo, furono aggiunte successivamente altre costruzioni erette nel parco, per ospitare gli attrezzi e il raccolto dei campi, oltre ai bachi da seta, nonché il personale addetto ai diversi servizi, alla manutenzione e all’amministrazione dei terreni agricoli della famiglia.

Nella seconda metà del secolo scorso, con la famiglia Ivancich, la villa diventa un polo culturale molto importante, ospitando scrittori di rilievo internazionale, quali Ezra Pound ed Ernest Hemingway, che scrisse del fiume Tagliamento e fu ispirato dalle sue frequentazioni con Adriana Ivancich.

Durante la Prima Guerra Mondiale l’edificio fu trasformato in ospedale da campo, durante il secondo conflitto invece la villa subì gravissimi danni a causa dei numerosi bombardamenti susseguitisi tra il 1944 al 1945, che rasero al suolo l’intero centro abitato.

La dimora signorile veniva chiamata Il Palazzo Rosso per il suo colore, poi cambiato in seguito all’applicazione del marmorino bianco. La villa si sviluppava in tre piani con forma quadrangolare, secondo lo schema di molti palazzi veneziani.
Una cancellata immette dal parco in un lungo e suggestivo viale. Il parco secolare è molto grande ed ospita numerose varietà di piante, le statue in pietra d’Istria rimaste sono otto, rappresentano le quattro stagioni e le virtù.

E' possibile visitare i resti della villa e il suo parco, nell'ambito della visita guidata gratuita nell'itinerario storico-culturale "Le Guerre del '900" -> GIOVEDÌ da Giugno a Settembre alle ore 17.00. DOMENICA da Ottobre a Maggio alle ore 10.30.
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: entro le ore 13.00 del mercoledì precedente, presso:
- UFFICIO I.A.T. (Bibione Via Maja 84 – 0431 444846 – iat@comunesanmichele.it)
- UFFICIO TURISMO DEL COMUNE (S. Michele al T. Piazza della Libertà 2 – 0431 516130/133 – turismo@comunesanmichele.it)
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Pregevole edificio del sec. XV su preesistente del sec. XIV, affrescato nel '600 da Giulio Quaglio (restano trac­ce). Dal 1877 sede di Uffici pubblici e dal 2015 del Cen­tro Culturale cittadino-Bi­blioteca Civica Nicolò Bettoni. Sulla facciata due la­pidi ricordano Luigi Russolo (1885-1947), e Girolamo Ve­nanzio (1791-1872). Al piano terra è ospitata Casa Russolo, esposizione perma­nente di opere del pittore fu­turista Luigi Russolo ivi nato.

Luigi Russolo nacque in questo palazzo nel 1885, in una stanza al piano terra abitata dalla famiglia su concessione del Comune, essendo il padre Domenico organista del Duomo. Vi sono esposte le opere dell’artista di proprietà comunale: olii, matrici, incisorie, incisioni e altre opere in comodato d'uso da privati. Attraverso una videoproiezione e due monitor in 4 lingue si può inoltre scorrere la vicenda artistica del Futurismo e di Luigi Russolo che ne fu esponente di spicco come pittore, incisore, ma soprattutto come musicista. Infatti con le sue teorie sull’arte dei rumori e con l’invenzione degli Intonarumori ha rivoluzionato la musica del Novecento e anticipato la musica elettronica. Nella sua opera Al di là della materia ha inoltre lasciato traccia del suo pensiero spirituale ed estetico-filosofico a cui si dedicò soprattutto negli ultimi anni della sua vita che si spense nel 1947 a Cerro di Laveno.
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L’antica chiesa di Fossalta, fondata intorno all’anno 1000, viene demolita nel 1893. La nuova chiesa è progettata nel 1892 dall’ingegner Federico Berchet, al quale subentra successivamente l’architetto Domenico Rupolo, che porta a termine i lavori.
Il “domo de Fossalta” trova compimento nel 1896. Rimangono ancora molti lavori da terminare e negli anni i due grandi altari marmorei della Beata Vergine della Cintura e di San Biagio e l’altare trovano collocazione nei transetti laterali.
Con la realizzazione del nuovo altare maggiore, disegnato dallo stesso Rupolo, si completa il coro con i catino absidale, esattamente sopra al canale Lugugnana, e si costruiscono le due sacrestie laterali.


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Di notevole fattura e prestigio sono le innumerevoli Case dominicali presenti nel territorio sanstinese di origini o ispirazione veneziana.
Queste le più importanti:

    Villa Rubin, costruita nel Settecento dai Papadopoli, si presenta a pianta quadrata veneziana e su tre piani
    Villa Murador, con un elegante poggiolo in cui si aprono due mono sfere separata da una colonnina e con un salone centrale illuminato da bifore con archi a tutto sesto e poggioli in pietra viva
    Villa Migotto, dove tutte le finestre del piano nobile sono archivoltate e la cornice del terro è a modiglioni
    Villa Gubitta, risalente ai secoli XVI e XVII
    Villa Correr Agazzi, da poco ristrutturato e idoneo a ospitare eventi di varia natura
    Villa Piva, ubicata al centro di una estesa proprietà agricola.




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È progettata dall’architetto Balestra e rimane di proprietà della famiglia Mocenigo fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, passando poi ai Mayer di Trieste, ai Sinigallia e ai Gandolfi.
Alla sinistra dell’ingresso s’innalza l’alta costruzione della pila per il riso, alimentata dalla forza motrice di una ruota posta su un canaletto artificiale ed ora in disuso.
Oggi il complesso è di proprietà dell’ATER, che lo ha restaurato radicalmente, adibendolo a residenza privata.

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I Palazzi Signorili di Portogruaro incorniciano il Centro Storico, abbellendolo architettonicamente. Tra i principali ricordiamo qui Palazzo de Götzen, del XV secolo; Casa Longo, con importanti composizioni decorative; Palazzetto Fratto, in cui soggiorna anche Ippolito Nievo;
Palazzo Moro, caratterizzato da due eleganti trifore; Palazzo Muschietti, abbellito ancora oggi da un fregio esterno con frutta a livello del sottotetto.

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L’edificio rappresenta uno spaccato di archeologia industriale veneta.
Il fabbricato originariamente era un mulino, la sua destinazione d’uso è stata modificata nel Seicento per trasformarlo in cartiera e successivamente, nei primissimi anni del Novecento, è diventato una centrale idroelettrica, in funzione fino al secondo dopoguerra.

L’edificio deve la sua operatività alla presenza della Roggia del Molino, antico ramo del Tagliamento che l’uomo nei secoli ha modificato per poterne sfruttare il dislivello idraulico.
Nel Cinquecento a Venezia la stampa era fra le attività più redditizie dei patrizi veneti, i quali avevano bisogno della preziosa materia prima, la carta, difficile da produrre in città per il fabbisogno di notevoli quantità d’acqua dolce durante la lavorazione. I patrizi quindi finanziavano la produzione di carta nell’entroterra.

È molto probabile infatti che la cartiera di Villanova sia stata voluta dalla nobile famiglia Barbarigo, proprietaria del vicino feudo di Fraforeano, che nei primi anni del Seicento ha riconosciuto nel sito del molino di Villanova il luogo ideale per questo tipo di produzione. Successivamente la cartiera è stata acquisita dai Mocenigo, che ad Alvisopoli possedevano una tipografia. La cartiera era anche la residenza della famiglia del maestro, il cui ruolo prevedeva la formazione e il controllo degli operai.

Per un periodo l’edificio lavorò sia come mulino che come cartiera, dal momento che la produzione di carta avveniva soprattutto in primavera ed in autunno per evitare il caldo estivo e l’umidità invernale. Dalla prima metà del Settecento il lavoro della cartiera iniziò gradualmente a calare a causa dell’evoluzione dei procedimenti per la lavorazione della carta, ormai prodotta dal legno con costi molto più contenuti.

Alle porte del XX secolo, sul lato sinistro del corso d’acqua, venne costruita una centrale idroelettrica per volere di Vittorio Biaggini, uomo lungimirante che con i propri mezzi fornì la luce elettrica a San Michele al Tagliamento, San Vito e Latisana.

L’edificio è stato recentemente ristrutturato, per essere trasformato in museo della civiltà contadina e del fiume.

Itinerario turistico ciclabile -> GiraTagliamento
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Il Tempio Gaspari è un tempio funerario che custodisce le spoglie di Gaspare Luigi Gaspari, del figlio e della moglie Rosa de Egregis Gaspari. Progettato dall’architetto udinese Andrea Scala, il tempio è uno dei migliori esempi di neoclassico presenti in Friuli Venezia Giulia.
Esso è costituito da un corpo centrale quadrilatero e presenta su tre lati altrettante absidi. La facciata è in stile neoclassico e la copertura è costituita da una grande cupola centrale da tre semi cupole che coprono le tre absidi. Il Tempio Gaspari è stato dichiarato costruzione di particolare interesse con Decreto Ministeriale.

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È allestito presso la Torre di Sant’Agnese, una tra le strutture più antiche della Portogruaro medievale, nel Centro Storico di Portogruaro. Inaugurato nel 1999, il Museo della Città consente di ricostruire la storia cittadina a partire dal XII secolo fino al Novecento, mettendo in luce e approfondendo attraverso i reperti ivi catalogati i vari aspetti della vita quotidiana pubblica, privata, civile e religiosa della città.
Il patrimonio storico e artistico conservato al suo interno proviene dal Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro.
L’allestimento museale, articolato secondo un percorso cronologico, consente di ricostruire la storia cittadina a partire dal XII secolo fino al Novecento mettendo in luce e approfondendo attraverso i preziosi reperti i vari aspetti della vita quotidiana pubblica, privata, civile e religiosa della città. Spade, pugnali, utensili in bronzo e ferro e sigilli vescovili costituiscono il nucleo di oggetti più antichi e testimoniano scontri sanguinosi tra fazioni, mestieri quotidiani e la presenza dell’autorità del vescovo di Concordia, figura significativa nei primi secoli della storia della città.
I sigilli e le commissioni ducali ricordano la vocazione mercantile di una città sviluppatasi dalla metà del X secolo sulle sponde del fiume Lemene e l’importanza strategica di Portogruaro per la Serenissima. Numerosi stemmi lapidei di nobili famiglie portogruaresi, spesso di provenienza veneziana, richiamano alla mente le maestose dimore gotiche e rinascimentali che ancor oggi si specchiano sulle acque del fiume. Statue, patere, iscrizioni lapidee attestano l’esistenza di edifici perduti nel corso dei secoli quali la chiesa di S. Lazzaro, il convento di San Francesco e il cimitero ebraico. Le ceramiche, tra le quali si distinguono brocche e vasi prodotti dalle celebri manifatture Cozzi di Venezia e Antonio Bon di Bassano, e raffinati vetri rievocano lo splendore e le mode del Settecento.
Numerose opere a stampa del XIX e XX secolo citano importanti figure del mondo letterario, culturale e politico portogruarese; una stampa con il ritratto di Quintino Sella, che lo ricorda come membro dell’Accademia dei Lincei nel 1877, ci riporta agli anni dell’annessione del nostro territorio al Regno d’Italia, dopo le lotte risorgimentali: Quintino Sella, ministro delle finanze, fu infatti il primo ad assumere come Regio Commissario l’incarico di amministrare la città di Portogruaro ed il relativo Distretto dopo l’Unità.
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È un edificio inserito nel complesso di Villa Dalla Pasqua, e assieme al Mulino di Belfiore costituisce una specie di corte chiusa posta alla destra del fiume Loncon. La Castellina, di recente restauro, ha pianta poligonale ed è caratterizzata da una cornice in mattoni di sotto gronda in stile medievale.
Qui vengono organizzati eventi culturali e ricreativi

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Gli allestimenti si trovano all’interno della Villa Comunale, il bell’edificio del XVI secolo opera del Bergamasco. Inaugurato nel 1976, inizialmente il museo “Michele Gortani” si compone di dieci vetrine. Oggi le vetrine sono venticinque ed ospitano circa 1500 reperti. Si va dal Paleolitico inferiore fino alla comparsa dell’uomo.

I reperti provengono per la gran parte dal Veneto e dalle terre friulane e carniche.



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In origine la facciata della Chiesa San Biagio è in stile rinascimentale. Nel 1937, tuttavia, la stessa crolla e viene così ricostruita in stile classicheggiante, d’impronta neopalladiana.
L’attuale chiesa in tre navate è ultimata alla fine del secolo scorso e al proprio interno si può incontrare il marmoreo fonte battesimale realizzato da Giovanni Antonio Pilacorte nel 1486 e la pala della crocifissione attribuita a Gregorio Lazzarini. Quest’ultimo è un dipinto di pregevole fattura che rende con grande efficacia la tensione drammatica dell’accadimento.
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Il Museo viene denominato Museo Nazionale Concordiese per sottolineare lo stretto rapporto con la vicina zona archeologica di Concordia Sagittaria. Alla direzione viene chiamato Dario Bertolini, che provvede alla prima sistemazione del materiale archeologico nell’edificio.
La gran parte dei materiali si riferisce ai reperti scoperti tra il 1873 e il 1882 nella vasta area archeologica di Concordia Sagittaria; su tutti il sepolcreto tardo antico di epoca romana.

Info e orari: https://polomusealeveneto.beniculturali.it/musei/museo-nazionale-concordiese-di-portogruaro-e-area-archeologica-di-concordia-sagittaria
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Da sempre appassionato di memorabilia del territorio e non solo, Lino Grando possiede una collezione straordinaria di suppellettili, chincaglierie, oggettistica della vita quotidiana dei nostri avi.
Il museo privato di Giannino Fontanel è uno straordinario esempio di ricostruzione storica della Prima Guerra Mondiale. Al proprio interno vi sono migliaia di reperti, dalle uniformi alle stoviglie da campo. Un monumento alla nostra Storia.

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