Racconti da conchiglia!

Mi sveglio con i primi raggi del sole, un chiarore prima debole e poi un’esplosione di luce dietro la pineta, verso i monti da cui proviene una parte di me. Lentamente, come le onde, arrivo in spiaggia.

Mi adagio sulla sabbia bagnata e compatta della riva, mentre mi bagna la risacca. Attorno a me il silenzio del giorno che nasce. Solo il suono ritmico delle onde racconta la sua eterna storia, ogni giorno, ogni stagione dell’anno.

Molti dormono a quest’ora, sono in ferie, è normale. Eppure, questo momento è d’oro, come la luce che si alza tra i pini e comincia a bagnare il mare di un colore unico.

Iniziano ad arrivare persone, un anziano al passeggio con i piedi nell’acqua, una donna che corre e poi piano la vita si sveglia. Il sole si alza sempre di più e nel vento fresco del mattino, arrivano le famiglie, i bambini.

Uno di questi, con l’accento di un mare lontano e il sorriso di ogni bambino del mondo, mi raccoglie da terra, mi tiene tra le mani, ammirando i miei riflessi e mi mette in tasca.

Quando torna all’ombrellone, mi lascia in un secchiello in compagnia di altre conchiglie e gusci di paguri. All’ombra riposo e attendo curiosa il resto della mia storia.

Il bambino vorrebbe tenere tutte le conchiglie ma la madre gli dice che già sono pieni in appartamento, gli da il permesso di tenerne solo una e le altre di lasciarle nella spiaggia. Tra le tante sceglie me.

Rimango con lui tutte le vacanze. La sera vengo appoggiata sul comodino in parte al suo letto. Lui mi osserva prima di addormentarsi. A volte mi prende con sé prima di uscire a prendere un gelato o di fare un giro in bicicletta. A volte rimango su un tavolo a sentire la brezza che scivola tra i tanti alberi che vivono a Bibione.

Un giorno, vedo il bambino che si fa triste. La mamma gli dice di non dimenticarsi nulla, perché devono partire. Qualcosa se lo dimentica, ma non me, che finisco tra le sue mani e inizio a viaggiare con lui.

Attraverso così la pianura e poi le montagne, da cui vengono le rocce di cui è fatto il mio guscio, e ancora più a nord, verso una città che si affaccia su un altro mare, più grigio e più freddo.

Passano i giorni, inizia la scuola. Il bambino, tra un compito e l’altro mi osserva e pensa ad un altro mare, lo so. Arrivano la prima neve e le feste di Natale. Il bambino si sveglia presto, pieno di felicità, scarta un regalo. Ci sono io dentro il pacchetto, con una scritta: il prossimo anno torneremo assieme a Bibione.