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Musei e territorio

L’entroterra di Bibione è costituito da un insieme di realtà collegate fra loro che consentono di vivere un’esperienza di vacanza completa, in cui spiaggia e mare sono i primi di una lunga serie di interessi.

Costa ed entroterra si muovono in sinergia per offrire ai visitatori nuove esperienze ed opportunità. Cosa troverai in questo territorio? Piccoli centri storici, musei, siti archeologici, ambienti naturali, un sistema di imprese agricole in cui potrai degustare i prodotti tipici di queste zone.

Ciò che ancor più valorizza il territorio è la scelta della fruizione lenta, è così che la città e suoi dintorni non vengono percepiti come separati ma piuttosto come un unicum.

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 Il Museo viene denominato Museo Nazionale Concordiese per sottolineare lo stretto rapporto con la vicina zona archeologica di Concordia Sagittaria. Alla direzione viene chiamato Dario Bertolini, che provvede alla prima sistemazione del materiale archeologico nell’edificio.
La gran parte dei materiali si riferisce ai reperti scoperti tra il 1873 e il 1882 nella vasta area archeologica di Concordia Sagittaria; su tutti il sepolcreto tardo antico di epoca romana.

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 L’edificazione avviene nel 1592, e risponde al volere di monsignor Matteo Sanudi, marchese di Cordovado, che accoglie la richiesta di una donna, e più in generale della comunità del posto, la quale è protagonista di un evento straordinario e miracoloso: l’apparizione della Madonna, che chiede l’edificazione di una chiesa a essa dedicata.
Il Santuario è completato nel 1602 e consacrato il primo maggio dell’anno successivo. La fama delle grazie e dei miracoli si estende oltre i confini del Veneto, estendendosi sino all’Austria, da cui arrivano in pellegrinaggio decine di fedeli.
Sull’altare maggiore viene sistemata un’immagine della Madonna di Andrea Bortolotti detto il Brunello.









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Gli allestimenti si trovano all’interno della Villa Comunale, il bell’edificio del XVI secolo opera del Bergamasco. Inaugurato nel 1976, inizialmente il museo “Michele Gortani” si compone di dieci vetrine. Oggi le vetrine sono venticinque ed ospitano circa 1500 reperti. Si va dal Paleolitico inferiore fino alla comparsa dell’uomo.

I reperti provengono per la gran parte dal Veneto e dalle terre friulane e carniche.



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Qui a Bibione sappiamo di cosa ha bisogno il tuo corpo e il tuo spirito, per questo ci prendiamo cura di entrambi! Ci tieni al tuo appuntamento domenicale anche in vacanza?
Questa pagina è pensata per te che cerchi informazioni sulle celebrazioni religiose, sia in italiano che in Tedesco, polacco slovacco.
La parrocchia:
Chiesa Parrocchiale:
- Parrocchia: S. Maria Assunta (Via Antares, 18)
Parroco: Vena don Andrea
Telefono: +39 0431 43178
Fax: +39 0431 43178
Celebrazioni estive: giorni feriali: ore 18.00 – Giovedì ore 8.00 / sabato: ore 18.00 / domenica ore 09.00 e ore 11.00.
Sito: www.parrocchia-bibione.org
Le cappelle estive:
- Chiesa di Santo Stefano (Via delle Colonie 3/A)
- Cappella Maria Regina della Pace (Centro Pastorale "Pasotto") (Via Capricorno ovest 18/A, Lido dei Pini)
- Cappella San Pietro (Via Puccini, 30020, Lido del Sole)
- Cappella di Sant'Antonio Via degli Asfodeli, Bibione Pineda
Per conoscere gli orari delle sante messe in maggior dettaglio e delle sante messe in lingua straniera collegarsi al sito www.parrocchia-bibione.org
Le cappelle estive:
- Bibione Pineda, Sant’Antonio (Via Baseleghe, 13)
Feriali: sante messe sospese
Sabato: ore 19.00
Domenica: ore 8.00 e ore 10.30
- Lido del Sole, S. Pietro (Via Vivaldi)
Festivi: ore 10.30
- Lido dei Pini, Regina della Pace ( Via Lira)
Feriali: sante messe sospese
Sabato ore 19.00
Domenica ore 9.00
- Bibione, "Santo Stefano” via delle Colonie
Le Sante Messe in lingua straniera saranno celebrate fino a settembre.
Sante messe da settembre
Tutte le sante messe presso le Cappelle estive vengono sospese (Lido del Sole, Bibione Pineda, Lido dei Pini)
In Parrocchia:
Feriali: ore 8.00 fino a settembre e ore 18.00
Sabato: ore 18.00
Domenica: ore 9.00, 11.00, 18.00 (fino a
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Il Duomo di Sant’Andrea nasce, di fatto, dalle ceneri di tre precedenti chiese: S.Francesco, S.Lazzaro e S.Giacomo. I lavori incominciano il 4 agosto 1793 e terminano solamente nel 1893. L’inaugurazione viene fatta nello stesso anno dal vescovo Carlo Fontanini, che consacra il maestoso tempio di stile neoclassico.
Il Duomo, a tre navate, misura 55,07 metri di lunghezza, 20,38 metri di larghezza al transetto, 23,40 metri di altezza fino alla cupola centrale, 19 metri fino al soffitto. Nel 1925 viene decorato dal pordenonese Tiburzio Donadon. Vi si trovano anche diverse altre pregevoli opere d’arte, quali la “Sacra Conversazione” e le “Storie di S.Andrea” di Pomponio Amalteo; la “Pala di S.Rocco”; la “Pala della Risurrezione” di Jacopo Negretti.
La “Pala di S.Tomaso” di Cima da Conegliano, originariamente inserita all’interno del Duomo, in un momento di ristrettezze viene venduta per 1800 sterline al British Museum. Il campanile, attualmente di 59 metri d’altezza, in origine conta 47 metri. Il rifacimento risale al 1879, anno in cui viene rifatta anche la cuspide.
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Una prima cinta muraria dell’Abbazia è realizzata a partire dal X secolo, dopo le devastazioni operate dagli ungari. La facciata è dominata da un affresco rappresentante un leone di San Marco, risalente alla fine del Quattrocento.

Sotto a questo vi è un bassorilievo con lo stemma del cardinale Grinami e a sinistra si trova l’affresco dov’è ripetuto lo stemma Grimani e a destra vi è l’affresco di uno stemma con croce, di cui si ignora il proprietario.

Oltre la torre d’ingresso si accede all’ampio cortile, recentemente pavimentato, sul quale si affacciano tutti gli edifici principali del complesso abbaziale. Qui è posto il campanile, costruito in mattoni.




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Viene costruita intorno alla metà del XII secolo, e anticamente si chiama porta del Bando e poi di S. Lazzaro, dall’omonimo ospizio per i lebbrosi che sorge fin dal 1203 nell’attuale via Zappetti. Viene ristrutturata nel 1555-56 dal podestà Girolamo Zorzi, come ricorda l’iscrizione sopra la porta.

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Bellissimo esempio di villa veneta settecentesca, Villa Freschi si trova nell’antico borgo di Ramuscello Vecchio. La villa è anticipata da un viale di pioppi e da un ampio cortile con l’abitazione padronale sul fondo; ai lati ci sono le due barchesse. Qui vi è l’antica chiesa di S.Anastasia.
Sul retro della villa si estende il parco con lago.


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Il Gruppo Industriale Zignago è fondato negli anni Trenta dal Conte Gaetano Marzotto, imprenditore che all’epoca guida il gruppo tessile di Valdagno (VI), avviato nell’Ottocento dal nonno Luigi.
Il Conte Marzotto acquista una tenuta di oltre mille ettari in località Villanova, frazione del comune di Fossalta di Portogruaro. Qui il nuovo polo agricolo dà un’enorme spinta al tessuto produttivo e locale fossaltese, gestendo le aziende su modello della città sociale di Valdagno, realizzando abitazioni ad uso dei dipendenti, l’asilo, l’albergo, il parco, due campi da tennis, il bocciodromo, la pista di pattinaggio, la caserma dei Carabinieri, l’ospedale e la scuola di filatura.
Ancora oggi la famiglia Marzotto è proprietaria delle Industrie Zignago Santa Margherita, che comprendono negli stabilimenti di Villanova una vetreria, un linificio e le cantine.

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È allestito presso la Torre di Sant’Agnese, nel Centro Storico di Portogruaro. Inaugurato nel 1999, il Museo della Città consente di ricostruire la storia cittadina a partire dal XII secolo fino al Novecento, mettendo in luce e approfondendo attraverso i reperti ivi catalogati i vari aspetti della vita quotidiana pubblica, privata, civile e religiosa della città.
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 È senza dubbi la Chiesa più antica di Latisana. La sua prima attestazione nominativa risale al 1368. Nel Settecento il Duomo San Giovanni Battista subisce un radicale rifacimento, improntandosi con elementi barocchi.
Dell’antica Chiesa, tuttavia, con ogni probabilità di stampo tardo-romanico, ci rimangono alcuni resti materiali, tra i quali l’intera cornice di un rosone e il suo perno centrale. Gli elementi del rosone sono ora esposti sulla fiancata settentrionale della Chiesa.
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L’attuale cattedrale è a tutti gli effetti l’ultima di una serie di cattedrali che sono state edificate nel tempo a Concordia Sagittaria.
La prima risale alla fine del IV secolo ed è distrutta dall’invasione unna del 452. La successiva cattedrale è sommersa da una piena del fiume Lemene a metà del VI secolo. Altre cattedrali sorgono nell’XI e XIV secolo.
L’attuale costruzione risale al 1466, voluta dal vescovo Antonio Feletto. La chiesa è ultimata nel XIX secolo, con la costruzione del coro. All’inizio del Novecento, durante l'episcopato di monsignor Francesco Isola, è costruita l’attuale facciata ed aggiunta la cappella dei Martiri, con la cripta dove si conservano le loro reliquie.
L'esterno della chiesa presenta un paramento murario con mattoni a vista. Al centro della facciata, a salienti, si apre il portale, sormontato dal rosone circolare; in corrispondenza di ciascuna delle due navate laterali vi è una monofora a tutto sesto. Sul fianco della chiesa, sulla destra, vi sono il campanile del XII secolo, alto 28 metri, con due ordini di bifore su ciascuna facciata, e il battistero, a pianta a croce greca con cupoletta.



L'esterno dell'abside, in stile gotico, è decorato da quattro alte bifore. L'interno della cattedrale è a pianta a croce latina con tre navate separate da due file di archi a tutto sesto poggianti su pilastri quadrangolari con semicolonne. Nella cappella dei Martiri, ampliata all'inizio del XX secolo dal futuro cardinale Celso Benigno Luigi Costantini, vi è una pala di Alessandro Varotari detto il Padovanino.









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È una galleria continua, open space. Situata nei pressi dei Molini, è uno spazio fisico molto piccolo e intimo. Qui si innescano progetti e influenze continue, con installazioni e dipinti di natura varia. Gestita dall’Associazione Culturale Porto dei Benandanti.


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Il complesso conventuale dei Domenicani arriva in mani private nel XIX secolo, acquistato a lotti da famiglie che ne perpetuano il nome: Palazzo Marzin, Palazzo Mainardi, Palazzo Cecchini.
Interessanti sono gli affreschi ottocenteschi che ornano gli interni di Palazzo Cecchini, con episodi che spaziano da scene allegoriche e patriottiche, a grottesche e paesaggi dal sapore pompeiano e neogotico.

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L’origine della Chiesa parrocchiale di San Vitale è quattrocentesca ma viene ricostruita nel XVII secolo e ristrutturata nel 1946. Nel restauro del 1763 è aggiunta una cuspide ottagonale, sormontata da pinnacolo.
All’interno è conservato un monumentale altar maggiore, a struttura architravata con soffitto a cassettoni, timpano e nicchie laterali, opera del lapicida Rinaldo da Portogruaro.
Nel paliotto sono rappresentati a bassorilievo Cristo e due angeli in movimento simmetrico. Nell’altare in origine vi è la pala di San Vitale, con ogni probabilità copia sostituita all’originale.
La Torre Campanaria è del ‘500, sorta molto probabilmente su una precedente torre castrense.
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Di notevole fattura e prestigio sono le innumerevoli Case dominicali presenti nel territorio sanstinese di origini o ispirazione veneziana.
Queste le più importanti:

    Villa Rubin, costruita nel Settecento dai Papadopoli, si presenta a pianta quadrata veneziana e su tre piani
    Villa Murador, con un elegante poggiolo in cui si aprono due mono sfere separata da una colonnina e con un salone centrale illuminato da bifore con archi a tutto sesto e poggioli in pietra viva
    Villa Migotto, dove tutte le finestre del piano nobile sono archivoltate e la cornice del terro è a modiglioni
    Villa Gubitta, risalente ai secoli XVI e XVII
    Villa Correr Agazzi, da poco ristrutturato e idoneo a ospitare eventi di varia natura
    Villa Piva, ubicata al centro di una estesa proprietà agricola.




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La Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Portogruaro ha origini nell’immediato dopoguerra. Qui, negli anni, hanno esposto artisti di fama internazionale quali De Pisis, Carena, Guttuso, Saetti, Guidi, Afro, Vedova, Springolo.


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È progettata dall’architetto Balestra e rimane di proprietà della famiglia Mocenigo fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, passando poi ai Mayer di Trieste, ai Sinigallia e ai Gandolfi.
Alla sinistra dell’ingresso s’innalza l’alta costruzione della pila per il riso, alimentata dalla forza motrice di una ruota posta su un canaletto artificiale ed ora in disuso.
Oggi il complesso è di proprietà dell’ATER, che lo ha restaurato radicalmente, adibendolo a residenza privata.

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Nasce sulle vestigia di un castrum romano. I vescovi di Concordia lo governano tramite un guastaldo, carica questa attribuita alla famiglia dei Ridolfi, che ha il compito di risiedervi stabilmente, di custodirlo e di difenderlo.
Verso la metà del XVI secolo diviene proprietà dei conti d’Attimis, poi nel XVIII secolo la stessa passa alla famiglia dei conti Freschi di Cucanea.

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La Chiesa di San Marco Evangelista è ubicata a Corbolone, frazione di San Stino di Livenza. Essa è uno scrigno ricco di preziosissime opere artistiche. La prima pietra è datata 29 maggio 1514 e prevede l’inglobamento dell’antica cappella dell’Annunciata, edificata dalla omonima confraternita già nel 1459.
La pianta della chiesa è a forma rettangolare absidata e sul lato sinistro si apre la cappella dell’Annunciata. La facciata è abbellita da un rosone e ai lati da due archetti ciechi le cui cornici si prolungano fino alla pavimentazione. Entrati in chiesa, si incontra un altare sopra il quale, tra due colonne nere, è posta la “Pietà”, realizzato nel 1585 dal veronese Benedetto Stefani.
Sull’altare maggiore è collocato il famoso dipinto “Pala del Tiziano”, raffigurante S. Marco in cattedra tra i SS. Sebastiano e Rocco. La cappella dell’Annunciata è affrescata da G. Antonio de Sacchis, detto il Pordenone.


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