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Musei e territorio

L’entroterra di Bibione è costituito da un insieme di realtà collegate fra loro che consentono di vivere un’esperienza di vacanza completa, in cui spiaggia e mare sono i primi di una lunga serie di interessi.

Costa ed entroterra si muovono in sinergia per offrire ai visitatori nuove esperienze ed opportunità. Cosa troverai in questo territorio? Piccoli centri storici, musei, siti archeologici, ambienti naturali, un sistema di imprese agricole in cui potrai degustare i prodotti tipici di queste zone.

Ciò che ancor più valorizza il territorio è la scelta della fruizione lenta, è così che la città e suoi dintorni non vengono percepiti come separati ma piuttosto come un unicum.

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Qui si espongono materiali e si ricostruiscono ambienti rurali del Novecento. Si dà testimonianza della vita contadina concordiese, da sempre una comunità vicina alle coltivazioni e alla pesca, dato lo stretto rapporto con il fiume che percorre la città, il Lemene.
Vi sono dunque attrezzi, fotografie e modellini della vita “agra” del tempo, testimonianza viva di ciò che eravamo.


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 L’edificazione avviene nel 1592, e risponde al volere di monsignor Matteo Sanudi, marchese di Cordovado, che accoglie la richiesta di una donna, e più in generale della comunità del posto, la quale è protagonista di un evento straordinario e miracoloso: l’apparizione della Madonna, che chiede l’edificazione di una chiesa a essa dedicata.
Il Santuario è completato nel 1602 e consacrato il primo maggio dell’anno successivo. La fama delle grazie e dei miracoli si estende oltre i confini del Veneto, estendendosi sino all’Austria, da cui arrivano in pellegrinaggio decine di fedeli.
Sull’altare maggiore viene sistemata un’immagine della Madonna di Andrea Bortolotti detto il Brunello.









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 Inaugurato nel 1984, il museo raccoglie gran parte delle memorie di Ippolito Nievo, scrittore tra i più apprezzati, autore del romanzo “Le confessioni di un italiano”. Qui si trova un centinaio di pezzi, tra cui un baule e dei vestiti appartenuti allo scrittore.
La raccolta inizialmente è stata resa possibile grazie ai materiali arrivati dal castello di Colloredo di Montalbano, dov’era originariamente sistemata. Lo stesso castello è stato costretto a cedere gli stessi a causa dei gravi danneggiamenti provocati dal sisma che ha colpito il Friuli nel 1976.
Nelle teche espositive del museo “Ippolito Nievo” di Fossalta di Portogruaro – sito nel Centro Culturale cittadino – vi sono tutte le edizioni del suddetto capolavoro e una copia originale del giornale “Il Caffè” con l’autografo del Nievo.


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La Chiesa di San Marco Evangelista è ubicata a Corbolone, frazione di San Stino di Livenza. Essa è uno scrigno ricco di preziosissime opere artistiche. La prima pietra è datata 29 maggio 1514 e prevede l’inglobamento dell’antica cappella dell’Annunciata, edificata dalla omonima confraternita già nel 1459.
La pianta della chiesa è a forma rettangolare absidata e sul lato sinistro si apre la cappella dell’Annunciata. La facciata è abbellita da un rosone e ai lati da due archetti ciechi le cui cornici si prolungano fino alla pavimentazione. Entrati in chiesa, si incontra un altare sopra il quale, tra due colonne nere, è posta la “Pietà”, realizzato nel 1585 dal veronese Benedetto Stefani.
Sull’altare maggiore è collocato il famoso dipinto “Pala del Tiziano”, raffigurante S. Marco in cattedra tra i SS. Sebastiano e Rocco. La cappella dell’Annunciata è affrescata da G. Antonio de Sacchis, detto il Pordenone.


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Il Castrum S. Stene ha una storia millenaria. È del 1186, infatti, la prima bolla papale in cui si cita il Castello di San Stino. Nel 1388 viene conquistato e incendiato dai Veneziani, i quali tuttavia nel corso degli anni lo fanno divenire una sontuosa dimora per le nobili famiglie veneziane.

In origine, con ogni probabilità, aveva delle torri oggi scomparse. Attualmente il Castello è di proprietà della famiglia Tonini.


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Le case padronali annonesi, tra queste la famosa Casa rurale Gianotto, sono decorate con affreschi posti negli spazi interni dei portici. La casa rurale Gianotto presenta affreschi del XVI secolo. Di rilievo anche Villa Polvaro, del XVII secolo, sita in località Spadacenta.

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La costruzione di Porta S.Agnese risale al XII secolo. È di proprietà del Comune di Portogruaro. Vari restauri vengono effettuati nel corso della storia, a partire dal XVI secolo, quando il podestà Girolamo Zorzi provvede a far pavimentare dalla torre fino al palazzo vescovile.

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Bellissimo esempio di villa veneta settecentesca, Villa Freschi si trova nell’antico borgo di Ramuscello Vecchio. La villa è anticipata da un viale di pioppi e da un ampio cortile con l’abitazione padronale sul fondo; ai lati ci sono le due barchesse. Qui vi è l’antica chiesa di S.Anastasia.
Sul retro della villa si estende il parco con lago.


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L’ultima scoperta, in ordine di tempo, risale al 2013. Si tratta del ritrovamento fuori da quelle che un tempo erano le mura dell’antica città di due sarcofagi romani.
Il monumento, oggi momentaneamente ospitato sotto la Loggia Comunale, risale alla fine del II secolo D.C. Questo si compone di un podio di blocchi in calcare di Aurisina, originariamente composto da tre livelli. L’insieme raggiunge un’altezza di 1,3 metri e un perimetro alla base di 6,5 per 1,7 metri.
Sulla sommità del podio, come in origine, sono stati posti i frammenti dei due sarcofagi principali in marmo preconnesio decorato, alti circa 1,7 metri e lunghi oltre 2, demoliti in epoca antica.


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Nasce sulle vestigia di un castrum romano. I vescovi di Concordia lo governano tramite un guastaldo, carica questa attribuita alla famiglia dei Ridolfi, che ha il compito di risiedervi stabilmente, di custodirlo e di difenderlo.
Verso la metà del XVI secolo diviene proprietà dei conti d’Attimis, poi nel XVIII secolo la stessa passa alla famiglia dei conti Freschi di Cucanea.

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Viene costruita intorno alla metà del XII secolo, e anticamente si chiama porta del Bando e poi di S. Lazzaro, dall’omonimo ospizio per i lebbrosi che sorge fin dal 1203 nell’attuale via Zappetti. Viene ristrutturata nel 1555-56 dal podestà Girolamo Zorzi, come ricorda l’iscrizione sopra la porta.

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Una prima cinta muraria dell’Abbazia è realizzata a partire dal X secolo, dopo le devastazioni operate dagli ungari. La facciata è dominata da un affresco rappresentante un leone di San Marco, risalente alla fine del Quattrocento.

Sotto a questo vi è un bassorilievo con lo stemma del cardinale Grinami e a sinistra si trova l’affresco dov’è ripetuto lo stemma Grimani e a destra vi è l’affresco di uno stemma con croce, di cui si ignora il proprietario.

Oltre la torre d’ingresso si accede all’ampio cortile, recentemente pavimentato, sul quale si affacciano tutti gli edifici principali del complesso abbaziale. Qui è posto il campanile, costruito in mattoni.




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La Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Portogruaro ha origini nell’immediato dopoguerra. Qui, negli anni, hanno esposto artisti di fama internazionale quali De Pisis, Carena, Guttuso, Saetti, Guidi, Afro, Vedova, Springolo.


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San Michele al Tagliamento è stato praticamente ricostruito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tra le varie ricostruzioni vi è anche quella della chiesetta di Santa Elisabetta dell’Agnolina, al cui interno si trovano due affreschi riconducibili al XVI secolo raffiguranti la Beata Vergine delle Grazie e l’Annunciazione con la Trinità.

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Rimesso in piedi nel 2014 dopo anni di relativo abbandono, l’Arco del Fondaco “de’ Todeschi” rappresenta l’antica vocazione commerciale di Portogruaro e, più in generale, il ruolo fondamentale che la città aveva ai tempi della Serenissima.
L’edificio in origine è composto da tre navate suddivise da due cortili ed era ubicato in zona S. Giovanni. L’Arco del Fondaco è costruito in grossi blocchi di pietra d’Istria ed è sormontato da una trabeazione al cui centro campeggia un leone marciano. Nel 2014 è stato riportato agli antichi fasti e piazzato in Piazza Marinetti, in una delle entrate storiche della città.

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L’edificio risale al XVIII secolo, anche se un particolare documento allegato ai registro dei battesimi accenna a un tempio preesistente dedicato alla Beata Vergine. Suggestiva è la facciata, abbellita da un porto e da due caratteristiche finestre a ovale dentato.
All’interno si trova la statua dell’Immacolata, opera dell’artista Valentino Besarel. La dedicazione della chiesa ricorda la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione da parte di Papa Pio IX, l’8 dicembre 1854.

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Gli allestimenti si trovano all’interno della Villa Comunale, il bell’edificio del XVI secolo opera del Bergamasco. Inaugurato nel 1976, inizialmente il museo “Michele Gortani” si compone di dieci vetrine. Oggi le vetrine sono venticinque ed ospitano circa 1500 reperti. Si va dal Paleolitico inferiore fino alla comparsa dell’uomo.

I reperti provengono per la gran parte dal Veneto e dalle terre friulane e carniche.



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È progettata dall’architetto Balestra e rimane di proprietà della famiglia Mocenigo fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, passando poi ai Mayer di Trieste, ai Sinigallia e ai Gandolfi.
Alla sinistra dell’ingresso s’innalza l’alta costruzione della pila per il riso, alimentata dalla forza motrice di una ruota posta su un canaletto artificiale ed ora in disuso.
Oggi il complesso è di proprietà dell’ATER, che lo ha restaurato radicalmente, adibendolo a residenza privata.

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Il Gruppo Industriale Zignago è fondato negli anni Trenta dal Conte Gaetano Marzotto, imprenditore che all’epoca guida il gruppo tessile di Valdagno (VI), avviato nell’Ottocento dal nonno Luigi.
Il Conte Marzotto acquista una tenuta di oltre mille ettari in località Villanova, frazione del comune di Fossalta di Portogruaro. Qui il nuovo polo agricolo dà un’enorme spinta al tessuto produttivo e locale fossaltese, gestendo le aziende su modello della città sociale di Valdagno, realizzando abitazioni ad uso dei dipendenti, l’asilo, l’albergo, il parco, due campi da tennis, il bocciodromo, la pista di pattinaggio, la caserma dei Carabinieri, l’ospedale e la scuola di filatura.
Ancora oggi la famiglia Marzotto è proprietaria delle Industrie Zignago Santa Margherita, che comprendono negli stabilimenti di Villanova una vetreria, un linificio e le cantine.

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Il complesso conventuale dei Domenicani arriva in mani private nel XIX secolo, acquistato a lotti da famiglie che ne perpetuano il nome: Palazzo Marzin, Palazzo Mainardi, Palazzo Cecchini.
Interessanti sono gli affreschi ottocenteschi che ornano gli interni di Palazzo Cecchini, con episodi che spaziano da scene allegoriche e patriottiche, a grottesche e paesaggi dal sapore pompeiano e neogotico.

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