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Cartiera di Villanova della Cartera
Villanova della Cartera, 30028 San Michele al Tagliamento, Italia ( 7.0 Km dal centro) - vedi mappa

Descrizione

L’edificio rappresenta uno spaccato di archeologia industriale veneta.
Il fabbricato originariamente era un mulino, la sua destinazione d’uso è stata modificata nel Seicento per trasformarlo in cartiera e successivamente, nei primissimi anni del Novecento, è diventato una centrale idroelettrica, in funzione fino al secondo dopoguerra.

L’edificio deve la sua operatività alla presenza della Roggia del Molino, antico ramo del Tagliamento che l’uomo nei secoli ha modificato per poterne sfruttare il dislivello idraulico.
Nel Cinquecento a Venezia la stampa era fra le attività più redditizie dei patrizi veneti, i quali avevano bisogno della preziosa materia prima, la carta, difficile da produrre in città per il fabbisogno di notevoli quantità d’acqua dolce durante la lavorazione. I patrizi quindi finanziavano la produzione di carta nell’entroterra.

È molto probabile infatti che la cartiera di Villanova sia stata voluta dalla nobile famiglia Barbarigo, proprietaria del vicino feudo di Fraforeano, che nei primi anni del Seicento ha riconosciuto nel sito del molino di Villanova il luogo ideale per questo tipo di produzione. Successivamente la cartiera è stata acquisita dai Mocenigo, che ad Alvisopoli possedevano una tipografia. La cartiera era anche la residenza della famiglia del maestro, il cui ruolo prevedeva la formazione e il controllo degli operai.

Per un periodo l’edificio lavorò sia come mulino che come cartiera, dal momento che la produzione di carta avveniva soprattutto in primavera ed in autunno per evitare il caldo estivo e l’umidità invernale. Dalla prima metà del Settecento il lavoro della cartiera iniziò gradualmente a calare a causa dell’evoluzione dei procedimenti per la lavorazione della carta, ormai prodotta dal legno con costi molto più contenuti.

Alle porte del XX secolo, sul lato sinistro del corso d’acqua, venne costruita una centrale idroelettrica per volere di Vittorio Biaggini, uomo lungimirante che con i propri mezzi fornì la luce elettrica a San Michele al Tagliamento, San Vito e Latisana.

L’edificio è stato recentemente ristrutturato, per essere trasformato in museo della civiltà contadina e del fiume.

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