Muzea a teritorium

Vnitrozemí Bibione tvoří několika vzájemně spojených lokalit, které umožňují doplnit další zážitky z dovolené, kde jsou moře a pláž jen prvními z dlouhé řady zajímavostí. Pobřeží a vnitrozemí se pohybují ve vzájemné synergii a nabízejí svým návštěvníkům nové zážitky a výhody.

Co na vás čeká na tomto území? Malá historická centra, muzea, archeologická naleziště, přírodní krajina, systém zemědělský podniků a farem, kde lze ochutnat typické místní produkty. Přidanou hodnotou tohoto teritoria je volba pozvolného využití, takže město a jeho okolí nejsou vnímány jako oddělené, ale spíše jako jeden celek.

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L’edificio rappresenta uno spaccato di archeologia industriale veneta.
Il fabbricato originariamente era un mulino, la sua destinazione d’uso è stata modificata nel Seicento per trasformarlo in cartiera e successivamente, nei primissimi anni del Novecento, è diventato una centrale idroelettrica, in funzione fino al secondo dopoguerra.

L’edificio deve la sua operatività alla presenza della Roggia del Molino, antico ramo del Tagliamento che l’uomo nei secoli ha modificato per poterne sfruttare il dislivello idraulico.
Nel Cinquecento a Venezia la stampa era fra le attività più redditizie dei patrizi veneti, i quali avevano bisogno della preziosa materia prima, la carta, difficile da produrre in città per il fabbisogno di notevoli quantità d’acqua dolce durante la lavorazione. I patrizi quindi finanziavano la produzione di carta nell’entroterra.

È molto probabile infatti che la cartiera di Villanova sia stata voluta dalla nobile famiglia Barbarigo, proprietaria del vicino feudo di Fraforeano, che nei primi anni del Seicento ha riconosciuto nel sito del molino di Villanova il luogo ideale per questo tipo di produzione. Successivamente la cartiera è stata acquisita dai Mocenigo, che ad Alvisopoli possedevano una tipografia. La cartiera era anche la residenza della famiglia del maestro, il cui ruolo prevedeva la formazione e il controllo degli operai.

Per un periodo l’edificio lavorò sia come mulino che come cartiera, dal momento che la produzione di carta avveniva soprattutto in primavera ed in autunno per evitare il caldo estivo e l’umidità invernale. Dalla prima metà del Settecento il lavoro della cartiera iniziò gradualmente a calare a causa dell’evoluzione dei procedimenti per la lavorazione della carta, ormai prodotta dal legno con costi molto più contenuti.

Alle porte del XX secolo, sul lato sinistro del corso d’acqua, venne costruita una centrale idroelettrica per volere di Vittorio Biaggini, uomo lungimirante che con i propri mezzi fornì la luce elettrica a San Michele al Tagliamento, San Vito e Latisana.

L’edificio è stato recentemente ristrutturato, per essere trasformato in museo della civiltà contadina e del fiume.

Itinerario turistico ciclabile -> GiraTagliamento
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L’origine della Chiesa parrocchiale di San Vitale è quattrocentesca ma viene ricostruita nel XVII secolo e ristrutturata nel 1946. Nel restauro del 1763 è aggiunta una cuspide ottagonale, sormontata da pinnacolo.
All’interno è conservato un monumentale altar maggiore, a struttura architravata con soffitto a cassettoni, timpano e nicchie laterali, opera del lapicida Rinaldo da Portogruaro.
Nel paliotto sono rappresentati a bassorilievo Cristo e due angeli in movimento simmetrico. Nell’altare in origine vi è la pala di San Vitale, con ogni probabilità copia sostituita all’originale.
La Torre Campanaria è del ‘500, sorta molto probabilmente su una precedente torre castrense.
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Qui si espongono materiali e si ricostruiscono ambienti rurali del Novecento. Si dà testimonianza della vita contadina concordiese, da sempre una comunità vicina alle coltivazioni e alla pesca, dato lo stretto rapporto con il fiume che percorre la città, il Lemene.
Vi sono dunque attrezzi, fotografie e modellini della vita “agra” del tempo, testimonianza viva di ciò che eravamo.


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Una prima cinta muraria dell’Abbazia è realizzata a partire dal X secolo, dopo le devastazioni operate dagli ungari. La facciata è dominata da un affresco rappresentante un leone di San Marco, risalente alla fine del Quattrocento.

Sotto a questo vi è un bassorilievo con lo stemma del cardinale Grinami e a sinistra si trova l’affresco dov’è ripetuto lo stemma Grimani e a destra vi è l’affresco di uno stemma con croce, di cui si ignora il proprietario.

Oltre la torre d’ingresso si accede all’ampio cortile, recentemente pavimentato, sul quale si affacciano tutti gli edifici principali del complesso abbaziale. Qui è posto il campanile, costruito in mattoni.




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I Palazzi Signorili di Portogruaro incorniciano il Centro Storico, abbellendolo architettonicamente. Tra i principali ricordiamo qui Palazzo de Götzen, del XV secolo; Casa Longo, con importanti composizioni decorative; Palazzetto Fratto, in cui soggiorna anche Ippolito Nievo;
Palazzo Moro, caratterizzato da due eleganti trifore; Palazzo Muschietti, abbellito ancora oggi da un fregio esterno con frutta a livello del sottotetto.

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Nasce per iniziativa di un gruppo di appassionati fossaltesi. Il Comune ne dà pieno appoggio e così, nel 1990, nasce il Museo Etnografico fossaltese.
Ricostruzione storica
Qui vengono riproposti i mestieri, gli usi e i costumi delle genti del posto della prima metà del Novecento, comprese le attività lavorative artigianali prevalenti nella zona, quali lo scalpellino, il fabbro, il calzolaio, il sarto, ecc. Vi sono inoltre degli spazi esterni così ripartiti: il portico, l’aia, il sottoportico, la cantina.
Di grande valore sono le ricostruzioni di alcuni ambienti contadini dell’epoca, oltre ad alcune particolarità come l’illuminazione, ricreata utilizzando i materiali originali: vecchi piatti, lampade a braccio, fili elettrici a treccia, isolatori di porcellana, ecc.









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Rimesso in piedi nel 2014 dopo anni di relativo abbandono, l’Arco del Fondaco “de’ Todeschi” rappresenta l’antica vocazione commerciale di Portogruaro e, più in generale, il ruolo fondamentale che la città aveva ai tempi della Serenissima.
L’edificio in origine è composto da tre navate suddivise da due cortili ed era ubicato in zona S. Giovanni. L’Arco del Fondaco è costruito in grossi blocchi di pietra d’Istria ed è sormontato da una trabeazione al cui centro campeggia un leone marciano. Nel 2014 è stato riportato agli antichi fasti e piazzato in Piazza Marinetti, in una delle entrate storiche della città.

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Viene costruita intorno alla metà del XII secolo, e anticamente si chiama porta del Bando e poi di S. Lazzaro, dall’omonimo ospizio per i lebbrosi che sorge fin dal 1203 nell’attuale via Zappetti. Viene ristrutturata nel 1555-56 dal podestà Girolamo Zorzi, come ricorda l’iscrizione sopra la porta.

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Il Museo Civico Archeologico testimone del nome e delle vestigia dell’antica colonia romana.
Attualmente ospitato nella sede della Biblioteca civica a Concordia Sagittaria, al suo interno sono esposti reperti di epoca romana e paleocristiana.


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Il Tempio Gaspari è un tempio funerario che custodisce le spoglie di Gaspare Luigi Gaspari, del figlio e della moglie Rosa de Egregis Gaspari. Progettato dall’architetto udinese Andrea Scala, il tempio è uno dei migliori esempi di neoclassico presenti in Friuli Venezia Giulia.
Esso è costituito da un corpo centrale quadrilatero e presenta su tre lati altrettante absidi. La facciata è in stile neoclassico e la copertura è costituita da una grande cupola centrale da tre semi cupole che coprono le tre absidi. Il Tempio Gaspari è stato dichiarato costruzione di particolare interesse con Decreto Ministeriale.

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Il Duomo di Sant’Andrea nasce, di fatto, dalle ceneri di tre precedenti chiese: S.Francesco, S.Lazzaro e S.Giacomo. I lavori incominciano il 4 agosto 1793 e terminano solamente nel 1833. L’inaugurazione viene fatta nello stesso anno dal vescovo Carlo Fontanini, che consacra il maestoso tempio di stile neoclassico.
Il Duomo, a tre navate, misura 55,07 metri di lunghezza, 20,38 metri di larghezza al transetto, 23,40 metri di altezza fino alla cupola centrale, 19 metri fino al soffitto. Nel 1925 viene decorato dal pordenonese Tiburzio Donadon. Vi si trovano anche diverse altre pregevoli opere d’arte, quali la “Sacra Conversazione” e le “Storie di S.Andrea” di Pomponio Amalteo; la “Pala di S.Rocco”; la “Pala della Risurrezione” di Jacopo Negretti.
La “Pala di S.Tomaso” di Cima da Conegliano, originariamente inserita all’interno del Duomo, in un momento di ristrettezze viene venduta per 1800 sterline al British Museum. Il campanile, attualmente di 59 metri d’altezza, in origine conta 47 metri. Il rifacimento risale al 1879, anno in cui viene rifatta anche la cuspide.
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La costruzione di Porta S.Agnese risale al XII secolo. È di proprietà del Comune di Portogruaro. Vari restauri vengono effettuati nel corso della storia, a partire dal XVI secolo, quando il podestà Girolamo Zorzi provvede a far pavimentare dalla torre fino al palazzo vescovile.

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Nell’area cittadina si rinviene un ponte romano e sulla sinistra del fiume Lemene riemerge un sepolcreto del IV, V secolo d.C. detto Sepolcreto dei militi.
Dal 1983 vengono portati alla luce resti delle Terme e, sul piazzale antistante la Cattedrale, emergono resti di abitazioni con canalette di scarico e pavimenti, nonché un tratto del Decumanus Maximus, strada portante del sistema viario cittadino.
In via dei Pozzi Romani (laterale di via S.Pietro) sono stati scoperti due pozzi del periodo imperiale.
L'area archeologica di via dei Pozzi Romani conserva i resti di due delle tre domus romane qui rinvenute nel corso di scavi archeologici.

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Esso è il primo santuario eretto in Italia in onore della Vergine Santissima, denominato “Madonna di Fatima”.
Nel 1947 iniziano i lavori sul terreno donato dal Conte Gaetano Marzotto, alla periferia della città di Portogruaro, lungo la strada statale Treviso-Portogruaro.
Il 13 settembre 1949 vengono tracciate le fondamenta della chiesa e del convento, due giorni dopo partono gli scavi.
La consacrazione del santuario viene compiuta dal Vescovo Vittorio De Zanche il 13 maggio 1954. Dal 1999, nel convento attiguo al santuario ha sede il Centro di Evangelizzazione dei Cappuccini del Veneto e Friuli Venezia Giulia.


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Pregevole edificio del sec. XV su preesistente del sec. XIV, affrescato nel '600 da Giulio Quaglio (restano trac­ce). Dal 1877 sede di Uffici pubblici e dal 2015 del Cen­tro Culturale cittadino-Bi­blioteca Civica Nicolò Bettoni. Sulla facciata due la­pidi ricordano Luigi Russolo (1885-1947), e Girolamo Ve­nanzio (1791-1872). Al piano terra è ospitata Casa Russolo, esposizione perma­nente di opere del pittore fu­turista Luigi Russolo ivi nato.

Luigi Russolo nacque in questo palazzo nel 1885, in una stanza al piano terra abitata dalla famiglia su concessione del Comune, essendo il padre Domenico organista del Duomo. Vi sono esposte le opere dell’artista di proprietà comunale: olii, matrici, incisorie, incisioni e altre opere in comodato d'uso da privati. Attraverso una videoproiezione e due monitor in 4 lingue si può inoltre scorrere la vicenda artistica del Futurismo e di Luigi Russolo che ne fu esponente di spicco come pittore, incisore, ma soprattutto come musicista. Infatti con le sue teorie sull’arte dei rumori e con l’invenzione degli Intonarumori ha rivoluzionato la musica del Novecento e anticipato la musica elettronica. Nella sua opera Al di là della materia ha inoltre lasciato traccia del suo pensiero spirituale ed estetico-filosofico a cui si dedicò soprattutto negli ultimi anni della sua vita che si spense nel 1947 a Cerro di Laveno.
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Qui a Bibione sappiamo di cosa ha bisogno il tuo corpo e il tuo spirito, per questo ci prendiamo cura di entrambi! Ci tieni al tuo appuntamento domenicale anche in vacanza?
Questa pagina è pensata per te che cerchi informazioni sulle celebrazioni religiose, sia in italiano che in tedesco, polacco slovacco.
La parrocchia:
Chiesa Parrocchiale:
- Parrocchia: S. Maria Assunta (Via Antares, 18)
Parroco: Facca don Enrico
Telefono: +39 0431 43178
Fax: +39 0431 43178
Celebrazioni: feriali ore 18.00 / sabato: ore 18.00 / domenica ore 09.00 e ore 11.00
Sito: www.parrocchia-bibione.org 
Le cappelle estive:
- Chiesa di Santo Stefano (Via delle Colonie 3/A)
- Cappella Maria Regina della Pace (Centro Pastorale "Pasotto") (Via Capricorno ovest 18/A, Lido dei Pini)
- Cappella San Pietro (Via Puccini, 30020, Lido del Sole)
- Cappella di Sant'Antonio Via degli Asfodeli, Bibione Pineda
Per conoscere gli orari delle sante messe in maggior dettaglio e delle sante messe in lingua straniera collegarsi al sito www.parrocchia-bibione.org
Le cappelle estive:
- Bibione Pineda, Sant’Antonio (Via Baseleghe, 13)
- Lido del Sole, S. Pietro (Via Vivaldi)
- Lido dei Pini, Regina della Pace ( Via Lira)
- Bibione, "Santo Stefano” via delle Colonie
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Inserimento su un basamento ottagonale, attiguo al Palazzo Municipale, sorge l’antico pozzetto delle gru, simbolo di Portogruaro. La vera da pozzo è opera di Giovanni Antonio Pilacorte, che la realizza nel 1494. Le due gru sono opera dello scultore portogruarese Valentino Turchetto, che le realizza nel 1928.
Le precedenti gru sono state asportate durante l’invasione austriaca del 1917 per farne cannoni.


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Nasce sulle vestigia di un castrum romano. I vescovi di Concordia lo governano tramite un guastaldo, carica questa attribuita alla famiglia dei Ridolfi, che ha il compito di risiedervi stabilmente, di custodirlo e di difenderlo.
Verso la metà del XVI secolo diviene proprietà dei conti d’Attimis, poi nel XVIII secolo la stessa passa alla famiglia dei conti Freschi di Cucanea.

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Lungo la sponda destra del fiume Tagliamento, di fronte specularmente al centro storico di Latisana, esiste, immersa nella maestosa vegetazione di un parco secolare, Villa Mocenigo – ora Biaggini-Ivancich, anzi, ciò che rimane dell’intero complesso dopo i bombardamenti e le devastazioni dell’ultimo conflitto mondiale, aggravati poi dal terremoto del 1976.
Il complesso è sorto in prossimità di un porto fluviale sul Tagliamento, verso la fine del XVI secolo, per volere dei Mocenigo, famiglia nobile veneziana.

Alla villa padronale, inizialmente costruita per ospitare i Mocenigo, furono aggiunte successivamente altre costruzioni erette nel parco, per ospitare gli attrezzi e il raccolto dei campi, oltre ai bachi da seta, nonché il personale addetto ai diversi servizi, alla manutenzione e all’amministrazione dei terreni agricoli della famiglia.

Nella seconda metà del secolo scorso, con la famiglia Ivancich, la villa diventa un polo culturale molto importante, ospitando scrittori di rilievo internazionale, quali Ezra Pound ed Ernest Hemingway, che scrisse del fiume Tagliamento e fu ispirato dalle sue frequentazioni con Adriana Ivancich.

Durante la Prima Guerra Mondiale l’edificio fu trasformato in ospedale da campo, durante il secondo conflitto invece la villa subì gravissimi danni a causa dei numerosi bombardamenti susseguitisi tra il 1944 al 1945, che rasero al suolo l’intero centro abitato.

La dimora signorile veniva chiamata Il Palazzo Rosso per il suo colore, poi cambiato in seguito all’applicazione del marmorino bianco. La villa si sviluppava in tre piani con forma quadrangolare, secondo lo schema di molti palazzi veneziani.
Una cancellata immette dal parco in un lungo e suggestivo viale. Il parco secolare è molto grande ed ospita numerose varietà di piante, le statue in pietra d’Istria rimaste sono otto, rappresentano le quattro stagioni e le virtù.

E' possibile visitare i resti della villa e il suo parco, nell'ambito della visita guidata gratuita nell'itinerario storico-culturale "Le Guerre del '900" -> GIOVEDÌ da Giugno a Settembre alle ore 17.00. DOMENICA da Ottobre a Maggio alle ore 10.30.
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: entro le ore 13.00 del mercoledì precedente, presso:
- UFFICIO I.A.T. (Bibione Via Maja 84 – 0431 444846 – iat@comunesanmichele.it)
- UFFICIO TURISMO DEL COMUNE (S. Michele al T. Piazza della Libertà 2 – 0431 516130/133 – turismo@comunesanmichele.it)
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La Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, presso i Molini di Sant'Andrea a Portogruaro, ha origini nell’immediato dopoguerra. Qui, negli anni, hanno esposto artisti di fama internazionale quali De Pisis, Carena, Guttuso, Saetti, Guidi, Afro, Vedova, Springolo.

https://www.comune.portogruaro.ve.it/it/page/galleria-ai-mulini


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