Il cantastorie è una figura tradizionale della cultura popolare, che vaga di piazza in piazza raccontando storie, sia antiche leggende che nuovi avvenimenti. Accompagna le sue parole a degli strumenti, come la chitarra o la fisarmonica, anticamente anche la lira. Sono sempre esistiti, seppure si differenziassero nelle varie zone ed epoche: dai rapsodi greci, ai giullari e menestrelli di corte, passando per i trovieri del medioevo francese fino ad arrivare alla scuola poetica siciliana.

I Cantastorie della nostra laguna

Le persone di cui vi voglio parlare oggi le definirei proprio cosi: cantastorie.
Vittorio e Maria non hanno una chitarra e nemmeno una fisarmonica, ma sono le biciclette ad accompagnarli nella loro missione. Hanno una risata contagiosa e sembrano immagazzinare dentro di loro tutto il sole del giorno, sprigionando energia e positività.

vittorio-maria

Forse non li avete mai notati, eppure loro ci sono sempre. Colonne portanti di Bibione, li potete trovare a bordo spiaggia mentre animano la gente, o nella valle accompagnare i curiosi alla scoperta di paesaggi sempre nuovi. Nel loro piccolo giardino privato coltivano tutto ciò che sia possibile utilizzare in cucina, e sbocciano fiori di cappero di una bellezza unica (questo però no, non è visitabile…!)

Inforcate la bicicletta, e lasciatevi stupire

L’occorrente per una giornata eccezionale sono una bici e la voglia di stupirvi: li troverete nel parco del ristorante “Ai Lecci”, di fronte ad una staccionata di legno che sembra dividere due mondi opposti. Quando vi ho partecipato io, mercoledì scorso, non avevo idea di cosa mi aspettasse, di chi avrei trovato. Il gruppo era composto di gente di diversa età, dai più piccoli ai meno; c’era quello con la mountain-bike professionale e qualche sprovveduto in Graziella come me!

Una scenografia d'eccezione: la natura incontaminata della laguna

Il palcoscenico delle loro opere è la Valgrande: un angolo di paradiso per gli amanti della natura, a due passi dal centro di Bibione, individuata dal 1993 come "area di tutela paesaggistica di interesse regionale".

Varcata la soglia del cancello, si respira subito un'atmosfera diversa, quasi surreale: una vegetazione di sottobosco e una frescura insolita vista la calda giornata. Si respira nell’aria profumo di menta selvatica e le cicale segnano il ritmo della nostra pedalata.
Vittorio comincia a narrarci la storia di quel  luogo, e ad aprirci gli occhi. Ci sono molti dettagli che non noteremmo se non fosse per le persone che quel posto lo conoscono bene: le orme, per esempio. Identifichiamo il passaggio di cavalli, cinghiali e volpi; speriamo di vederne qualcuno durante la giornata.

Una fauna incantevole tutto intorno a noi

Il percorso continua finché non veniamo fermati da un ostacolo nella vita…una tartaruga! Non credo più al detto sulla lentezza dopo quest’incontro, poiché l’ho vista correre a ripararsi tra i cespugli appena si è accorta della nostra presenza! Non è stata la sola incontrata nel cammino, ce ne sono molte in valle, più o meno grandi.

La strada si fa più stretta e costeggia la laguna, spiccano il volo decine di uccelli sopra i grandi spazi aperti intorno a noi. Ci fermiamo per una sosta di fronte al grande specchio d’acqua caratterizzato da bassa salinità dove Maria ci racconta i pregi di quel pesce (cefalo, branzino, orata), i consigli per ottenerlo e le difficoltà di mantenere un luogo così prezioso.

Ci rimettiamo in sella curiosi di scoprire che altre sorprese ci riserverà la valle e la tappa successiva non delude le aspettative: scorgiamo all’orizzonte cigni e fenicotteri rosa, mentre piccoli ranocchie ci sguazzano tra i piedi. Mi sorprendo a pensare a quanto tempo fosse che non ne vedevo più una.

Il "Mutteron dei Frati", e i resti di antiche civiltà

Quando penso d’aver già visto tutto, e che niente possa eguagliare la bellezza della natura, mi trovo di fronte ad un antico mosaico e ai resti di una villa romana, cosiddetta del “Mutteron dei Frati”.

Non c’è da stupirsi del fatto che ci avessero visto lungo e apprezzassero anche loro la zona, i patrizi erano rinomati amanti delle terme e del lusso. Pare che fosse abitata già in epoca egizia, e che più che una villa fosse un luogo di culto. Quel che affascina di più è la mappa che troviamo li vicino, indicante tutto il complesso che era presente, anzi è presente. Si perché quel che è visibile ai nostri occhi non è che una piccola parte, il resto è ancora tutto sepolto.

Lascia un po’ di amaro in bocca, la consapevolezza di camminare sopra un vero e proprio tesoro, invisibile agli occhi. Il mistero però non fa che aggiungere fascino a questo luogo pieno di vita.

Emozioni di fine giornata: i cavalli bradi che corrono liberi e selvaggi

Il percorso è ormai al termine e ci chiudiamo alle spalle la staccionata. Tra i saluti e le promesse di rivederci presto però udiamo rumore di zoccoli e vediamo alzarsi polvere dal suolo. Per un attimo mi sembra d’essere in un film, incredula di fronte al colpo di scena finale: appaiono loro, i cavalli, grandi e liberi come mai li avevo visti prima.

Ci regalano quell’ultimo brivido che non può che chiudere in bellezza questa splendida giornata.

valgrande

I miei più grandi ringraziamenti vanno a loro Vittorio e Maria, che hanno tratto il meglio da questo splendido paesaggio e ci hanno stupiti con le loro storie e il loro sguardo aperto sulle cose semplici. L’amore che trasmettono per il luogo in cui vivono, mi fa capire che Bibione è anche questo, e merita d’essere conosciuto.

Se volete vivere anche voi quest’esperienza troverete qui tutte le informazioni utili: Valgrande Bibione

Buona avventura!

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